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	<title>Centro Museale - Centro Musei Delle Scienze Naturali</title>
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	<description>Catalogo Multimediale per la valorizzazione e la diffusione del patrimonio storico e scientifico della Regione Campania presente nei Musei Naturalistici</description>
	<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 12:32:35 +0000</pubDate>
	
	<language>en</language>
			<item>
		<title>Mascella inferiore di capra</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 12:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Museo di Antropologia]]></category>

		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Località: Grotta delle Felci, Capri, Napoli, Campania, Italia
Età: Neolitico
Collezione: Cerio
Dimensioni: lunghezza cm 14,0
N. Catalogo: MA 1931




Mascella inferiore di capra, n.catalogo MA 1931

Frammento di mascella inferiore di capra con denti. Appartiene al cospicuo insieme di resti scheletrici animali rappresentativi della fauna alimentare rinvenuta nel sottosuolo della Grotta delle Felci a Capri, in seguito agli scavi effettuati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Località</strong>: <em>Grotta delle Felci, Capri, Napoli, Campania, Italia<br />
</em><strong>Età</strong>: <em>Neolitico<br />
</em><strong>Collezione</strong>: <em>Cerio</em><br />
<strong>Dimensioni</strong>: <em>lunghezza cm 14,0</em><br />
<strong>N. Catalogo</strong>: <em>MA 1931</em></p>
<p><span id="more-3500"></span></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_3501" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2010/01/mascella-capra.jpg" rel="lightbox[3500]"><img class="size-medium wp-image-3501" title="Mascella inferiore di capra, n.catalogo MA 1931" src="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2010/01/mascella-capra-300x200.jpg" alt="Mascella inferiore di capra, n.catalogo MA 1931" width="300" height="200" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd"><em><span style="font-size: xx-small;">Mascella inferiore di capra, n.catalogo MA 1931</span></em></dd>
</dl>
<p>Frammento di mascella inferiore di capra con denti. Appartiene al cospicuo insieme di resti scheletrici animali rappresentativi della fauna alimentare rinvenuta nel sottosuolo della <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=199">Grotta delle Felci </a>a Capri, in seguito agli scavi effettuati da <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=206">Ignazio Cerio </a>a partire dal 1882. Nella grotta, il Cerio ritrovò anche resti scheletrici umani, manufatti in pietra e moltissimi frammenti ceramici. Con grande generosità, egli donò gran parte di questo materiale a <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=197">Giustiniano Nicolucci </a>per il Museo di Antropologia.<br />
I reperti faunistici del Museo attualmente a catalogo sono 383; la maggior parte di essi sono residui dell&#8217;apparato masticatorio (mascelle superiori, inferiori, denti), frammenti di tibie, femori, vertebre ed appartengono alla Classe dei Mammiferi (Genere <em>Bos</em>, <em>Ovis</em>, <em>Sus</em>, <em>Canis</em>). Sono presenti anche alcuni resti scheletrici di Uccelli ascrivibili alle specie <em>Corvus corax</em> e <em>Columba livia</em>. Di rilevante interesse sono alcuni affusti di corna e denti appartenenti a <em>Cervus elaphus</em>.<br />
Non figurano tra i reperti del Museo i resti scheletrici di Pesci e di Molluschi terrestri e marini descritti da Abele De Blasio nella sua relazione riguardante gli &#8220;<em>Avanzi preistorici della Grotta delle Felci&#8221;</em>, pubblicata sul Bullettino di Paletnologia Italiana nel 1895.<br />
Alcuni resti scheletrici animali della collezione, rappresentati generalmente da ossa lunghe, appaiono lavorati dalla mano dell&#8217;uomo a costituire spatole e <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=776">punteruoli </a>secondo un&#8217;abitudine particolarmente diffusa durante il <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=221">Neolitico</a>. Simili strumenti furono raccolti non solo dal Cerio ma anche da Ugo Rellini, autore di ulteriori interventi di scavo nella Grotta delle Felci nel 1921-22.<br />
Non sono stati ritrovati tra i materiali napoletani gli esemplari di conchiglie di patella, private della parte centrale e trasformate in anelli per la costruzione di collane. Tali ornamenti, con alcuni vasi, macine e pestelli ricoperti d&#8217;ocra rossa furono rinvenuti insieme a resti scheletrici umani in una piccola tomba &#8220;a grotticella naturale&#8221; situata in un anfratto della parete nord-ovest di grotta delle Felci. Tutti questi oggetti costituirono probabilmente il corredo funebre di alcuni defunti.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong>:<br />
DE BLASIO A., 1895. Gli avanzi preistorici della Grotta delle Felci nell&#8217;Isola di Capri, in Bullettino di Paletnologia Italiana, XXI 4-6, 58-72.<br />
FEDELE F., 1999. Il Museo di Antropologia: origini, sviluppo e riscoperta, in I Musei Scientifici dell&#8217;Università di Napoli Federico II, a cura di Arturo Fratta, Fridericiana Editrice Universitaria, 185-259.<br />
GIARDINO C., 1998. L&#8217;Isola di Capri dal Neolitico alla prima età del Ferro, in Capri Antica, Dalla Preistoria alla fine dell&#8217;Età Romana, a cura di Federico E., Miranda E., Edizioni La Conchiglia, 67-105.<br />
MARZOCCHELLA A., 1985. La Grotta delle Felci a Capri, in Napoli antica, a cura della Soprintendenza Archeologica per le Province di Napoli e Caserta, Napoli, 29-35.</div>
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		<title>Punta a ritocco convergente</title>
		<link>http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=3494</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 11:54:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Museo di Antropologia]]></category>

		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Località: Guardia Sanframondi, Benevento, Campania, Italia
Età: Neolitico
Collezione: De Blasio
Dimensioni: lunghezza cm 5,2
N. Catalogo: MA 1734

Lama ritoccata lungo i margini che appaiono convergenti verso l&#8217;estremità distale a costituire una punta. Il reperto, rinvenuto a Guardia Sanframondi, è in selce ed è ascrivibile ad una fase avanzata del Neolitico. Appartiene alla Collezione Abele De Blasio del Museo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Località</strong>: <em>Guardia Sanframondi, Benevento, Campania, Italia<br />
</em><strong>Età</strong>: <em>Neolitico<br />
</em><strong>Collezione</strong>: <em>De Blasio</em><br />
<strong>Dimensioni</strong>: <em>lunghezza cm 5,2<br />
</em><strong>N. Catalogo</strong>: <em>MA 1734</em></p>
<p><span id="more-3494"></span></p>
<div id="attachment_3495" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2010/01/punta-convergente4.jpg" rel="lightbox[3494]"><img class="size-medium wp-image-3495" title="Punta a ritocco convergente, n.catalogo MA 1734" src="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2010/01/punta-convergente4-200x300.jpg" alt="Punta a ritocco convergente, n.catalogo MA 1734" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Punta a ritocco convergente, n.catalogo MA 1734</p></div>
<p>Lama ritoccata lungo i margini che appaiono convergenti verso l&#8217;estremità distale a costituire una punta. Il reperto, rinvenuto a Guardia Sanframondi, è in <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=177">selce</a> ed è ascrivibile ad una fase avanzata del <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=221">Neolitico</a>. Appartiene alla Collezione <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=113">Abele De Blasio </a>del Museo di Antropologia costituita da 75 manufatti preistorici provenienti da varie località del territorio beneventano, quali Castelpagano, Morcone, Campolattaro, Cerreto Sannita, Pontelandolfo e Telese.<br />
Abele De Blasio fu un profondo conoscitore del territorio sannita e di Guardia Sanframondi in particolare ed ebbe un ruolo preminente nello studio delle antichità e della preistoria beneventana.<br />
In Museo sono presenti altri cinque reperti rinvenuti nel comune di Guardia Sanframondi: una scheggia laminare in selce gialla, compatta ed omogenea, una lamella in selce grigiastra di orizzonte Neolitico, due schegge non ritoccate di aspetto più antico ed, infine, una scheggia che presenta tracce di <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=173">ritocco </a>bifacciale e una sorta di peduncolo, probabile tentativo abbandonato di realizzare una punta di freccia.<br />
Le conoscenze sulla <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=233">preistoria del territorio beneventano </a>sono al momento ancora limitate dalla scarsità dei dati a disposizione. Sebbene numerosi scavi archeologici siano stati condotti tra la fine dell&#8217;Ottocento e metà del Novecento, con notevoli ritrovamenti di reperti preistorici, le antiche raccolte sono comunque esigue in quanto interessate da una forte dispersione.<br />
Gli interventi di scavo e ricognizione sul territorio sono ripresi negli ultimi anni. Sia le antiche collezioni che i materiali di recente acquisizione sono costituiti essenzialmente da reperti litici; i rinvenimenti di reperti ceramici sono, invece, molto scarsi e consistono al momento in due vasi, conservati presso il Museo del Sannio di Benevento, e in alcuni frammenti provenienti dalle raccolte di superficie effettuate in una ricognizione sulla Variante SS212 Fortorina.</p>
<div id="attachment_3496" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2010/01/lama-di-accetta4.jpg" rel="lightbox[3494]"><img class="size-thumbnail wp-image-3496" title="Lama di accetta, Collezione De Blasio, Telese, Benevento, MA 1742" src="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2010/01/lama-di-accetta4-150x150.jpg" alt="Lama di accetta, Collezione De Blasio, Telese, Benevento, MA 1742" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Lama di accetta, Collezione De Blasio, Telese, Benevento, MA 1742</p></div>
<p><strong>Bibliografia</strong>:<br />
FEDELE F., 1999. Il Museo di Antropologia: origini, sviluppo e riscoperta, in I Musei Scientifici dell&#8217;Università di Napoli Federico II, a cura di Fratta A., Fridericiana Editrice Universitaria, 185-259.<br />
VARRICCHIO T., 2006. La Preistoria nel Territorio Beneventano. Analisi delle Industrie Litiche. Tesi di Specializzazione in Ecologia Preistorica, Università degli Studi di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;.</p>
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		<title>Punta a codolo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 10:37:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Museo di Antropologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Località: Cerreto Sannita, Benevento, Campania, Italia
Età: Neolitico finale/Eneolitico
Dimensioni: lunghezza cm 3,6
N. Catalogo: MA 1739

Punta a codolo con ritocco bifacciale in selce grigia patinata. Il reperto è ascrivibile al Neolitico finale/Eneolitico ed è stato rinvenuto agli inizi del Novecento a Cerreto Sannita, in provincia di Benevento. Appartiene alla Collezione Abele De Blasio del Museo di Antropologia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Località</strong>: <em>Cerreto Sannita, Benevento, Campania, Italia</em><br />
<strong>Età</strong>: <em>Neolitico finale/Eneolitico<br />
</em><strong>Dimensioni</strong>: <em>lunghezza cm 3,6<br />
</em><strong>N. Catalogo</strong>: <em>MA 1739</em></p>
<p><span id="more-3467"></span><em></em></p>
<div id="attachment_3468" class="wp-caption alignleft" style="width: 196px"><a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2010/01/puntaacodolo12.jpg" rel="lightbox[3467]"><img class="size-medium wp-image-3468" title="Punta a codolo, MA 1739" src="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2010/01/puntaacodolo12-186x300.jpg" alt="Punta a codolo, MA 1739" width="186" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Punta a codolo, MA 1739</p></div>
<p>Punta a codolo con <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=173">ritocco </a>bifacciale in <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=177">selce </a>grigia patinata. Il reperto è ascrivibile al <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=221">Neolitico </a>finale/<a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=191">Eneolitico </a>ed è stato rinvenuto agli inizi del Novecento a Cerreto Sannita, in provincia di Benevento. Appartiene alla Collezione <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=113">Abele De Blasio </a>del Museo di Antropologia, consistente in 74 manufatti di industria litica e in un&#8217;<a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=607">accetta </a>in <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=231">pietra levigata</a>. I manufatti della Collezione, per lo più in selce, di cui alcuni di ottima qualità, provengono da varie località del territorio beneventano, quali Castelpagano, Morcone, Campolattaro, Cerreto Sannita, Guardia Sanframondi, Pontelandolfo e Telese. I reperti provenienti da Cerreto Sannita e Morcone furono probabilmente donati all&#8217;allievo De Blasio da <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=197">Giustiniano Nicolucci</a>, professore di Antropologia all&#8217;Università di Napoli e primo direttore del Museo.<br />
Da Cerreto Sannita, oltre alla punta con codolo, provengono altri tre manufatti, due schegge e un frammento di lama. Le schegge sono entrambe attribuibili genericamente al <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=171">Paleolitico</a> medio. Una scheggia, in selce beige-marrone, ha andamento laminare ed è parzialmente ritoccata lungo i margini; l&#8217;altra è in diaspro color ruggine ed è probabilmente stata utilizzata come <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=223">nucleo di lavorazione</a>. Il frammento di lama, di piccole dimensioni, è in selce beige-marrone.<br />
Tra le regioni italiane che hanno dato materiali litici degni di far parte di collezioni, il territorio beneventano viene ricordato per la gran quantità di oggetti in selce di ottima qualità e fattura, foggiati dagli uomini preistorici con grande maestria e per usi diversi.</p>
<div id="attachment_3469" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2010/01/scheggiacerretosan2.jpg" rel="lightbox[3467]"><img class="size-thumbnail wp-image-3469" title="Scheggia in diaspro, Collezione De Blasio, Cerreto Sannita, Benevento, MA 1741" src="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2010/01/scheggiacerretosan2-150x150.jpg" alt="Scheggia in diaspro, Collezione De Blasio, Cerreto Sannita, Benevento, MA 1741" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Scheggia in diaspro, Collezione De Blasio, Cerreto Sannita, Benevento, MA 1741</p></div>
<p>Bibliografia:<br />
DE BLASIO A., 1892. Contribuzione allo studio dell&#8217;età della pietra in provincia di Benevento, in Estratto del Bollettino della Società di Naturalisti in Napoli, Serie I, Anno 6°, Vol. 6°, 152-157.<br />
DE BLASIO A., 1909. Fabbrica di coltelli litici in Morcone (Provincia di Benevento), in Rivista d&#8217;Italia, 1-8.<br />
FEDELE F., 1999. Il Museo di Antropologia: origini, sviluppo e riscoperta, in I Musei Scientifici dell&#8217;Università di Napoli Federico II, a cura di Fratta A., Fridericiana Editrice Universitaria, 185-259.<br />
VARRICCHIO T., 2006. La Preistoria nel Territorio Beneventano. Analisi delle Industrie Litiche. Tesi di Specializzazione in Ecologia Preistorica, Università degli Studi di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Frammento di olletta globulare</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 10:33:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Museo di Antropologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Località: Grotta delle Felci, Capri, Napoli, Campania, Italia
Età: Età del Bronzo medio
Collezione: Cerio 
Dimensioni: altezza cm 16,1
N. Catalogo: MA 1833


Frammento superiore di olletta nerolucida ovoidale costituito da tre pezzi, rinvenuto nella Grotta delle Felci a Capri, in seguito agli scavi effettuati alla fine dell&#8217;Ottocento da Ignazio Cerio. Il reperto presenta labbro aggettante e gola ben [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Località</strong>: <em>Grotta delle Felci, Capri, Napoli, Campania, Italia</em><br />
<strong>Età</strong>: <em>Età del Bronzo medio</em><br />
<strong>Collezione</strong>: <em>Cerio </em><br />
<strong>Dimensioni</strong>: <em>altezza cm 16,1<br />
</em><strong>N. Catalogo</strong>: <em>MA 1833</em></p>
<p><span id="more-3417"></span><em></em></p>
<p><em></em></p>
<div id="attachment_2934" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2009/07/olletta11.jpg" rel="lightbox[3417]"><img class="size-medium wp-image-2934" title="olletta11" src="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2009/07/olletta11-300x221.jpg" alt="Frammento di olletta globulare, n.catalogo MA1833" width="300" height="221" /></a><p class="wp-caption-text">Frammento di olletta globulare, n.catalogo MA1833</p></div>
<div class="mceTemp">Frammento superiore di olletta nerolucida ovoidale costituito da tre pezzi, rinvenuto nella <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=199">Grotta delle Felci</a> a Capri, in seguito agli scavi effettuati alla fine dell&#8217;Ottocento da <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=206">Ignazio Cerio</a>. Il reperto presenta labbro aggettante e gola ben distinta; sulla spalla si osserva un&#8217;ampia zona decorata a meandri, ottenuta asportando con lo stecco parte dell&#8217;argilla. Al momento del ritrovamento le profonde incisure erano riempite di pasta bianca, per dare maggiore risalto al disegno. Sull&#8217;orlo è presente un foro a sezione quadrangolare, che secondo quanto riportato da Ugo Rellini, autore nel 1921-22 di ulteriori interventi di scavo nel sito di Grotta delle Felci, sarebbe servito per sospendere il vaso, che era presumibilmente privo di anse.<br />
Il frammento di olletta appartiene ad una fase conclusiva del <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=102">Bronzo medio</a>, caratterizzata da vasellame riccamente decorato, mediante le tecniche dell&#8217;incisione, dell&#8217;impressione e dell&#8217;intaglio. Le decorazioni presentavano motivi ricorrenti, quali pannelli caratterizzati da doppie spirali lineari, contrapposte e triangolari; volute contrapposte, sormontate da nastri a zig-zag ottenuti con intagli triangolari; nastri a zig-zag riempiti da file di punti; fasci angolari decorati a punteggio.<br />
Gli studi stratigrafici compiuti nella Grotta delle Felci suggeriscono una frequentazione ininterrotta del sito da parte dell&#8217;uomo. Sono stati evidenziati strati superficiali contenenti cocci moderni e ceramiche romane; livelli immediatamente inferiori, contenenti materiale dell&#8217;<a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=185">Età del Bronzo</a> (1700-1000 a.C) e livelli ancora più in basso, con reperti neolitici (4000-3500 a.C.). Circa sei metri sotto questi ultimi, furono rinvenuti livelli sabbiosi e vulcanici con faune prevalentemente costituite da cervidi e molluschi di terra.<br />
I ritrovamenti effettuati nella grotta delle Felci ed in altri siti dell&#8217;isola consentono di affermare che gli abitanti preistorici di Capri praticavano l&#8217;agricoltura, intrattenevano rapporti commerciali con gli abitanti del continente ed erano molto esperti nella lavorazione della ceramica.</div>
<div class="mceTemp">
<div id="attachment_3052" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2009/07/cornocervo.jpg" rel="lightbox[3417]"><img class="size-thumbnail wp-image-3052" title="Corno di cervo (Cervus elaphus), Collezione Cerio, Grotta delle Felci, Capri, MA 6212 " src="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2009/07/cornocervo-150x150.jpg" alt="Corno di cervo (Cervus elaphus), Collezione Cerio, Grotta delle Felci, Capri, MA 6212 " width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Corno di cervo (Cervus elaphus), Collezione Cerio, Grotta delle Felci, Capri, MA 6212 </p></div>
</div>
<div class="mceTemp"><strong>Bibliografia:</strong></div>
<div class="mceTemp">DE BLASIO A., 1895. Gli avanzi preistorici della Grotta delle Felci nell&#8217;Isola di Capri, in Bullettino di Paletnologia Italiana, XXI 4-6, 58-72.<br />
FEDELE F., 1999. Il Museo di Antropologia: origini, sviluppo e riscoperta, in I Musei Scientifici dell&#8217;Università di Napoli Federico II, a cura di Arturo Fratta, Fridericiana Editrice Universitaria, 185-259.<br />
GIARDINO C., 1998. L&#8217;Isola di Capri dal Neolitico alla prima età del Ferro, in Capri Antica, Dalla Preistoria alla fine dell&#8217;Età Romana, a cura di Federico E., Miranda E., Edizioni La Conchiglia, 67-105.<br />
MARZOCCHELLA A., 1985. La Grotta delle Felci a Capri, in Napoli antica, a cura della Soprintendenza Archeologica per le Province di Napoli e Caserta, Napoli, 29-35.<br />
RELLINI U., 1923. La Grotta delle Felci a Capri, in Monumenti Antichi, Accademia dei Lincei, XXIX, 305-406.<br />
SANTAGATA C., 1999. La preistoria a Capri. Cronaca delle ricerche all&#8217;epoca di Ignazio Cerio. Edizioni La Conchiglia.</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Martora</title>
		<link>http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=3391</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 10:01:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Museo Zoologico]]></category>

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		<description><![CDATA[Martora Martes martes (Linnaeus, 1758)
Phylum: Chordata
Classe: Mammalia
Ordine: Carnivora
Famiglia: Mustelidae
Località di provenienza: Orta, Caserta, Campania, Italia
Collezione: Carnivori
N. Catalogo: Z3639



Esemplare naturalizzato di martora Martes martes, rinvenuto ad Orta in provincia di Caserta nel 1986.
La martora è un Mammifero Carnivoro appartenente alla famiglia dei Mustèlidi, con corpo slanciato, folto pelo, muso allungato, orecchie rotondeggianti e arti robusti dotati di forti unghie.
Animale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal; color: #000000; mso-bidi-font-style: italic;"><span style="font-size: small;"><span><span><strong>Martora <em>Martes martes</em></strong> </span>(Linnaeus, 1758)<br />
</span><strong>Phylum:</strong> <em>Chordata</em><br />
<strong>Classe:</strong> <em>Mammalia</em><br />
<strong>Ordine:</strong> <em>Carnivora</em><br />
<strong>Famiglia:</strong> <em>Mustelidae</em><br />
<strong>Località di provenienza:</strong> </span><span style="font-size: small;"><em>Orta, Caserta, Campania, Italia<br />
</em><strong>Collezione:</strong> <em>Carnivori</em><br />
<strong>N. Catalogo:</strong> <em>Z3639</em></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal; color: #000000; mso-bidi-font-style: italic;"><br />
</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal; color: #000000; mso-bidi-font-style: italic;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span id="more-3391"></span></span></span></span></em></p>
<div id="attachment_1810" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2008/12/271.jpg" rel="lightbox[3391]"><img class="size-medium wp-image-1810" title="Martora (Martes martes) Z3639" src="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2008/12/271-300x231.jpg" alt="Martora (Martes martes) Z3639" width="300" height="231" /></a><p class="wp-caption-text">Martora (Martes martes) Z3639</p></div>
<p>Esemplare <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=399">naturalizzato</a> di martora <em>Martes martes</em>, rinvenuto ad Orta in provincia di Caserta nel 1986.<br />
La martora è un <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=427">Mammifero</a> <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=379">Carnivoro</a> appartenente alla famiglia dei <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=434">Mustèlidi</a>, con corpo slanciato, folto pelo, muso allungato, orecchie rotondeggianti e arti robusti dotati di forti unghie.<br />
Animale solitario, notturno e territoriale, vive in ambienti forestali, dove si sposta agilmente sugli alberi e si rifugia in cavità naturali o realizzate da altri animali.<br />
Si nutre di piccoli vertebrati, in particolare di <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=470">uccelli</a> e roditori ed integra la sua dieta con invertebrati e frutta.<br />
Si riproduce una volta l&#8217;anno ed ha una gestazione di circa 9 mesi, dal momento che lo sviluppo dell&#8217;uovo fecondato si arresta per un lungo periodo (8 mesi), tempo dopo il quale l&#8217;embrione si impianta in utero e nell&#8217;arco di un mese completa il suo sviluppo. Ad ogni parto nascono 3-5 piccoli che vengono curati solo dalla madre fino al terzo mese.<br />
La martora vive nella regione Paleartica occidentale in aree forestali dalla fitta vegetazione. In Italia la sua distribuzione è frammentata; qui la specie sembra abbia avuto origine nel tardo Pleistocene, eccetto che sull&#8217;isola dell&#8217;Elba e in Sardegna, dove si ipotizza che essa sia stata introdotta dall&#8217;uomo in epoca preistorica. La riduzione degli ambienti forestali conseguente allo sviluppo delle attività antropiche, ha determinato una riduzione della popolazione italiana. Attualmente la martora non è ritenuta una specie a rischio di estinzione a livello nazionale ed europeo, ma è una specie protetta dalla Convenzione di Berna (Legge n. 503 del 1981 Allegato III).</p>
<p><strong>BIBLIOGRAFIA:<br />
</strong>BOTTE V., SCILLITANI G., 1999. Il Museo Zoologico, in I Musei Scientifici dell&#8217;Università di Napoli Federico II, a cura di Arturo Fratta, Fridericiana Editrice Universitaria, pp. 141-183, Napoli.<br />
MAIO N., PETRONE D., 2009. I Carnivori del Museo Zoologico dell&#8217;Università di Napoli Federico II. In stampa.<br />
SPAGNESI M., DE MARINIS A.M., 2002. Mammiferi d&#8217;Italia. Quad. Cons. Natura, 14, Min. Ambiente - Ist. Naz. Fauna Selvatica &#8220;Alessandro Ghigi&#8221;, pp. 310.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Le ampolle del Lorenzini</title>
		<link>http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=3380</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 09:13:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Link]]></category>

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		<description><![CDATA[Le ampolle del Lorenzini sono speciali organi di senso tipiche di alcuni Condroitti, gli Elasmobranchi, e prendono il nome da Stefano Lorenzini, il medico italiano, che verso la fine del 1700 scoprì tali strutture anatomiche.
Si tratta di gruppi di minuscoli tubuli presenti nella pelle della regione cefalica e contenenti un fluido gelatinoso che emerge dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le ampolle del Lorenzini sono speciali organi di senso tipiche di alcuni Condroitti, gli Elasmobranchi, e prendono il nome da Stefano Lorenzini, il medico italiano, che verso la fine del 1700 scoprì tali strutture anatomiche.<br />
Si tratta di gruppi di minuscoli tubuli presenti nella pelle della regione cefalica e contenenti un fluido gelatinoso che emerge dal poro escretore in seguito a leggera pressione esercitata su di essi. In ciascun gruppo ogni ampolla consiste in un canale più o meno lungo che si apre sulla superficie cutanea con un minuscolo poro e la cui base, raggiunta dalle fibre nervose, generalmente si dilata in diverticoli.<br />
La parete del canale è tappezzata da un epitelio pavimentoso semplice; la parete della base è invece tappezzata da uno strato di cellule piramidali a superficie appiattita, riccamente innervate e costituenti l&#8217;epitelio sensoriale, intercalate da grosse cellule piriformi che secernono la sostanza gelatinosa contenuta nel canale.<br />
Le ampolle del Lorenzini sono state per lungo tempo interpretate come organi destinati a percepire le variazioni della pressione idrostatica tramite cambiamenti del grado di rigonfiamento del loro contenuto gelatinoso che preme sull&#8217;epitelio sensoriale, deputati quindi ad informare l&#8217;animale della profondità alla quale si trova (funzione svolta in molti osteitti dalla vescica natatoria).<br />
Recenti studi hanno, invece, dimostrato che le ampolle del Lorenzini sono elettrocettori, attraverso i quali gli squali e le razze riescono ad individuare i campi elettro-magnetici prodotti da eventuali prede. Le ampolle hanno anche funzione termocettrice, informando l&#8217;animale dei cambiamenti della temperatura dell&#8217;acqua.</p>
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		<title>Squalo martello comune</title>
		<link>http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=3355</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 15:13:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Museo Zoologico]]></category>

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		<description><![CDATA[Squalo martello comune Sphyrna zigaena (Linnaeus, 1758)
Phylum: Chordata
Classe: Chondrichthyes
Ordine: Carcharhiniformes
Famiglia: Sphyrnidae
Località di provenienza: Golfo di Napoli, Napoli, Campania, Italia
Collezione: Regio Museo Zoologico
N. Catalogo: Z424



Esemplare naturalizzato di giovane squalo martello comune Sphyrna zigaena, lungo 147 cm, rinvenuto nel Golfo di Napoli e acquistato da Achille Costa nel1866.
Questo pesce cartilagineo di grossa taglia (la lunghezza massima raggiunge i 400 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><strong>Squalo martello comune</strong> <em><strong>Sphyrna zigaena</strong></em> (Linnaeus, 1758)<br />
<strong>Phylum</strong>: <em>Chordata</em><br />
<strong>Classe</strong>: <em>Chondrichthyes</em><br />
<strong>Ordine</strong>: <em>Carcharhiniformes</em><br />
<strong>Famiglia</strong>: <em>Sphyrnidae</em><br />
<strong>Località di provenienza</strong>: <em>Golfo di Napoli, Napoli, Campania, Italia</em><br />
<strong>Collezione:</strong> <em>Regio Museo Zoologico</em><br />
<strong>N. Catalogo</strong>: <em>Z424</em></span></p>
<p><span id="more-3355"></span></p>
<dd class="wp-caption-dd">
<div id="attachment_3385" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2009/12/sphyrna-zigena-z424.jpg" rel="lightbox[3355]"><img class="size-medium wp-image-3385" title="sphyrna-zigena-z424" src="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2009/12/sphyrna-zigena-z424-300x259.jpg" alt="Squalo martello comune sphyrna zigena Z424" width="300" height="259" /></a><p class="wp-caption-text">Squalo martello comune sphyrna zigena Z424</p></div>
</dd>
<div class="mceTemp">Esemplare <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=399">naturalizzato</a> di giovane squalo martello comune <em>Sphyrna zigaena</em>, lungo 147 cm, rinvenuto nel Golfo di Napoli e acquistato da <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=366">Achille Costa</a> nel1866.<br />
Questo pesce cartilagineo di grossa taglia (la lunghezza massima raggiunge i 400 cm) è caratterizzato, come tutte le specie della famiglia Sphyrnidae, da una protuberanza ai lati della testa che forma due larghe espansioni laterali (lobi cefalici) da cui deriva il nome (dal greco sphyrainae pesce martello), alle cui estremità si trovano gli occhi. Manca lo spiracolo. Caratteri distintivi della specie sono l&#8217;assenza dell&#8217;incisura mediana cefalica e la lunghezza della prima e della quinta fessura branchiale, più corte delle tre centrali. I denti (superiori 30-31, inferiori 24-29) hanno cuspidi triangolari oblique con margine generalmente liscio.<br />
I lobi cefalici avrebbero sia la funzione di incrementare la manovrabilità durante il nuoto sia quella di potenziare le capacità sensoriali: recenti studi hanno, infatti, evidenziato che la testa ha un ruolo importante nel migliorare la capacità di localizzazione elettrica, dal momento che è ricca di <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=3380">ampolle del Lorenzini</a> e probabilmente di organi di senso tattili ed elettrici che permettono all&#8217;animale di orientarsi per mezzo del campo magnetico terrestre e di individuare campi elettrici emessi da altri organismi viventi. Questo squalo è in grado di captare segnali elettrici deboli fino a un mezzo milionesimo di volt.<br />
È una specie con riproduzione <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=456">vivipara</a> placentata; la gestazione dura circa un anno e vengono partoriti da 30 a 40 piccoli, lunghi 50-60 cm. Raggiunge la maturità sessuale tra i 210 e i 240 cm.<br />
Nel periodo riproduttivo forma grandi aggregazioni, spesso di centinaia di individui, evidenziando abitudini <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=487">migratorie</a>.<br />
Lo squalo martello è un predatore aggressivo che si nutre di pesci cartilaginei e ossei, ma anche di <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=432">molluschi</a> cefalopodi e di crostacei. Sono stati segnalati casi di attacchi all&#8217;uomo.<br />
Specie pelagica, si trova anche lungo le coste e sulla piattaforma continentale. È presente in tutte le acque tropicali, sub-tropicali e temperate del globo. Nel Golfo di Napoli è una specie molto rara, la cui presenza è legata a sporadiche segnalazioni.</div>
<div class="mceTemp"><strong></strong></div>
<div class="mceTemp"><strong>Bibliografia</strong>:<br />
COMPAGNO L.J.V., 1984.  FAO species catalogue. Sharks of the world. An annotated and illustrated catalogue of shark species known to date. Vol. 4, Part 2. Sharks of the world. pp. 655 FAO Fish. Synop., 125.<br />
HAMLETT W.C., 2005. Reproductive Biology and Phylogeny of Chondrichthyes: Sharks, batoids and chimaeras. Science Publishers, Enfield, NH, USA, pp. 576.<br />
NOTARBARTOLO DI SCIARA, BIANCHI, 1998. Guida degli squali e delle razze del mediterraneo. Franco Muzzio Editore, pp. 388.<br />
MAIO N., PSOMADAKIS P.N, VACCHI M., 2005. I Condritti del Museo Zoologico dell&#8217;Università di Napoli Federico II. Catalogo degli Elasmobranchi Pleurotremata con note storiche. Annali Museo Civico di Storia Naturale G. Doria, 96, pp. 453-481</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Pesce violino</title>
		<link>http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=3334</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 14:20:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Museo Zoologico]]></category>

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		<description><![CDATA[Pesce violino Rhinobatos rhinobatos (Linnaeus, 1758)
Phylum: Chordata
Classe: Chondrichthyes
Ordine: Rajiformes
Famiglia: Rhinobatidae
Località di provenienza: Golfo di Napoli, Napoli, Campania, Italia
Collezione: Regio Museo Zoologico
N. Catalogo: Z431


 


Esemplare naturalizzato (lunghezza tc 68 cm circa) di maschio subadulto di pesce violino Rhinobatos rhinobatos, pescato nel Golfo di Napoli nel 1873 e acquisito dal Museo sotto la direzione di Achille Costa. Questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em><span style="font-size: 12pt; color: #000000; font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><strong>Pesce violino <em>Rhinobatos rhinobatos</em> </strong>(Linnaeus, 1758)<br />
<strong>Phylum</strong>: <em>Chordata</em><br />
<strong>Classe</strong>: <em>Chondrichthyes</em><br />
<strong>Ordine</strong>: <em>Rajiformes</em><br />
<strong>Famiglia</strong>: <em>Rhinobatidae</em><br />
<strong>Località di provenienza</strong>: <em>Golfo di Napoli, Napoli, Campania, Italia</em><br />
<strong>Collezione</strong>: <em>Regio Museo Zoologico<br />
</em><strong>N. Catalogo</strong>: <em>Z431</em></span></em></span></span></span></span></span></span></span></span></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-family: Times New Roman;"></p>
<div><em><span style="font-size: 12pt; color: #000000; font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span id="more-3334"></span></span></em></div>
<p> </p>
<p></span></span></span></span></span></span></span></span></span></div>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">
<div id="attachment_2986" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2009/07/pesce-violino-rhinobatos-rhinobatos.jpg" rel="lightbox[3334]"><img class="size-medium wp-image-2986" title="pesce-violino-rhinobatos-rhinobatos" src="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2009/07/pesce-violino-rhinobatos-rhinobatos-300x188.jpg" alt="Pesce violino (Rhinobatos rhinobatos), Napoli Z431" width="300" height="188" /></a><p class="wp-caption-text">Pesce violino (Rhinobatos rhinobatos), Napoli Z431</p></div>
<div class="mceTemp">Esemplare <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=399">naturalizzato </a>(lunghezza tc 68 cm circa) di maschio subadulto di pesce violino <em>Rhinobatos rhinobatos</em>, pescato nel Golfo di Napoli nel 1873 e acquisito dal Museo sotto la direzione di <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=366">Achille Costa</a>. Questa specie fu descritta ed illustrata da Fabio Colonna nel 1592, infatti molti autori antichi, tra i quali lo stesso <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=243">Oronzio Gabriele Costa </a>si riferirono a questa specie con il nome di <em>Rhinobatus columnae</em>. I pescatori del Golfo di Napoli considerano tale specie un incrocio tra uno squadro (<em>Squatina</em> spp.) e una razza (<em>Raja</em> spp.), credenza che risale addirittura ai tempi di Aristotele, il primo a descrivere questi bizzarri pesci. Oronzio Gabriele Costa, professore di zoologia dell&#8217;Università di Napoli, pubblicò una accurata descrizione della specie nel volume dei pesci della &#8220;Fauna del Regno di Napoli&#8221;, opera miliare dell&#8217;ittiologia italiana.<br />
Pesce cartilagineo con corpo schiacciato dorso-ventralmente nella parte anteriore che si prolunga in avanti con un muso triangolare caratterizzato da due creste rostrali cartilaginee. Presenta due pinne dorsali di dimensioni simili, due ampie pinne pettorali che formano un unicum con la testa e il muso, le ventrali separate nella parte posteriore e abbastanza sviluppate e una pinna caudale con margine tagliato di netto.<br />
Gli occhi, posti al disopra degli spiracoli, presentano al di sopra della pupilla un lembo cutaneo. La piccola bocca ventrale ha mascelle ricoperte da numerose serie di denti arrotondati. Anche le cinque fessure branchiali e le aperture nasali si aprono ventralmente. La pelle è zigrinata maggiormente sul dorso che sul lato ventrale e in modo particolare sul muso; essa, inoltre, presenta lungo il dorso e nella regione scapolare spine. La colorazione è variabile dal grigio-bruno al verde nella parte dorsale, ed è bianca nella regione ventrale con una discreta variabilità tra individui e regioni geografiche.<br />
Vive in acque costiere sui fondi sabbiosi o fangosi, a basse profondità.<br />
È una specie ovovivipara che nel Mediterraneo si riproduce da febbraio a luglio, con 4-10 embrioni per volta.<br />
Si nutre di crostacei e <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=432">molluschi</a>,  <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=419">gasteropodi </a>e <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=372">bivalvi,</a> dei quali riesce a spezzare il duro tegumento tritandolo con le mascelle.<br />
Presente lungo le coste dell&#8217;Atlantico orientale dalla parte meridionale del Golfo di Biscaglia all&#8217;Angola. In Mediterraneo è presente soprattutto nella porzione meridionale. Fino alla metà del novecento la specie era pescata occasionalmente nel Golfo di Napoli, recenti studi hanno evidenziato che in questa area è localmente estinta.</div>
<div class="mceTemp"><a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2009/12/pesce-violino-tavola-x-da-costa1.jpg" rel="lightbox[3334]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3369" title="pesce-violino-tavola-x-da-costa1" src="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2009/12/pesce-violino-tavola-x-da-costa1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></div>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">
<div class="mceTemp"><strong></strong></div>
<div class="mceTemp"><strong>Bibliografia:<br />
</strong>HAMLETT W.C., 2005. Reproductive Biology and Phylogeny of Chondrichthyes: Sharks, batoids and chimaeras. Science Publishers, Enfield, NH, USA, pp. 576.<br />
NOTARBARTOLO DI SCIARA, BIANCHI, 1998. Guida degli squali e delle razze del mediterraneo. Franco Muzzio Editore, pp. 388.<br />
PSOMADAKIS P. N., MAIO N. &amp; VACCHI M., 2009. The chondrichthyan biodiversity in the Gulf of Naples (sw italy, tyrrhenian sea): an historical overview. cybium. In press</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Frammento di olla</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 10:55:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editore</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Museo di Antropologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Località: Grotta delle Felci, Capri, Napoli, Campania, Italia
Età: Età Bronzo
Collezione: Cerio
Dimensioni: altezza cm 36,2
N. Catalogo: MA 1805



Frammento di parete di grande olla decorata ricomposta a partire da 14 pezzi. La decorazione è stata realizzata mediante la tecnica dell&#8217;excisione. Il profilo del vaso, anche se non integralmente ricostruito, mostra un motivo a volute contrapposte formato da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp"><strong>Località:</strong> <em>Grotta delle Felci, Capri, Napoli, Campania, Italia</em><br />
<strong>Età:</strong> <em>Età Bronzo<br />
</em><strong>Collezione</strong>: <em>Cerio<br />
</em><strong>Dimensioni:</strong> <em>altezza cm 36,2<br />
</em><strong>N. Catalogo:</strong> <em>MA 1805</em></div>
<div class="mceTemp"><em><br />
</em></div>
<div class="mceTemp"><span id="more-3318"></span></div>
<div id="attachment_3309" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2009/12/olladecorata1.jpg" rel="lightbox[3318]"><img class="size-medium wp-image-3309" title="olladecorata1" src="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2009/12/olladecorata1-300x262.jpg" alt="Frammento di olla decorata, n. catalogo MA 1805" width="300" height="262" /></a><p class="wp-caption-text">Frammento di olla decorata, n. catalogo MA 1805</p></div>
<p>Frammento di parete di grande olla decorata ricomposta a partire da 14 pezzi. La decorazione è stata realizzata mediante la tecnica dell&#8217;excisione. Il profilo del vaso, anche se non integralmente ricostruito, mostra un motivo a volute contrapposte formato da quattro solchi concentrici e sormontato da un nastro a zig-zag ottenuto con intagli triangolari.<br />
Il reperto è stato rinvenuto nella <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=199">Grotta delle Felci </a>a Capri nel corso degli scavi intrapresi a partire dal 1882 da <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=2577">Ignazio Cerio</a>, medico e naturalista, cui si devono notevoli ritrovamenti preistorici in diverse località dell&#8217;isola. Ulteriori interventi di scavo nel sito di grotta delle Felci, promossi da Edwin Cerio, figlio di Ignazio, furono realizzati nel 1921-22 da Ugo Rellini e nel 1941 da Alberto Carlo Blanc, Luigi Cardini e Giorgio Buchner.<br />
Il frammento di olla appartiene ad un momento avanzato e conclusivo del <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #810081;"><a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=102">Bronzo medio</a></span></span>, a cui vanno ascritti vari reperti ceramici della grotta, caratterizzati da forme e decorazioni tipiche della <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=137">Cultura appenninica</a>. I disegni sulle superfici vascolari erano posti in rilievo grazie all&#8217;inserimento di pasta bianca all&#8217;interno delle cavità create sull&#8217;argilla scura.<br />
Alla descrizione di questo frammento, di grande rilevanza tra il materiale fittile rinvenuto nella grotta, particolare attenzione dedicò il Cerio, che in una sua pubblicazione scrisse: &#8220;<em>Importanti fra&#8217; tanti oggetti alcuni grossi frammenti di un gran vaso che doveva avere circa 40 centimetri di larghezza nel suo massimo diametro con ornati a curve profondamente graffite alla sua superficie&#8230; e con una sostanza bianca perchè sul fondo ne risaltasse il disegno&#8230;Un altro frammento di un vaso più piccolo presentava lo stesso sistema di ornamenti</em>&#8220;.<br />
Circa questi frammenti così interessanti, <a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/?p=113">Abele De Blasio </a>annotava che &#8220;<em>in nessuna abitazione dell&#8217;epoca della pietra ne sono stati sino ad ora rinvenuti</em>&#8220;.</p>
<div id="attachment_3311" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2009/12/particolare1.jpg" rel="lightbox[3318]"><img class="size-thumbnail wp-image-3311" title="Frammento di parete di olla decorata, con riempimento di pasta bianca, Collezione Cerio, Grotta delle Felci, MA 1811" src="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2009/12/particolare1-150x150.jpg" alt="Frammento di parete di olla decorata, con riempimento di pasta bianca, Collezione Cerio, Grotta delle Felci, MA 1811" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Frammento di parete di olla decorata, con riempimento di pasta bianca, Collezione Cerio, Grotta delle Felci, MA 1811</p></div>
<p><strong>Bibliografia:<br />
</strong>DE BLASIO A., 1895. Gli avanzi preistorici della Grotta delle Felci nell&#8217;Isola di Capri, in Bullettino di Paletnologia Italiana, XXI 4-6, 58-72.<br />
FEDELE F., 1999. Il Museo di Antropologia: origini, sviluppo e riscoperta, in I Musei Scientifici dell&#8217;Università di Napoli Federico II, a cura di Arturo Fratta, Fridericiana Editrice Universitaria, 185-259.<br />
GIARDINO C., 1998. L&#8217;Isola di Capri dal Neolitico alla prima età del Ferro, in Capri Antica, Dalla Preistoria alla fine dell&#8217;Età Romana, a cura di Federico E., Miranda E., Edizioni La Conchiglia, 67-105.<br />
MARZOCCHELLA A., 1985. La Grotta delle Felci a Capri, in Napoli antica, a cura della Soprintendenza Archeologica per le Province di Napoli e Caserta, Napoli, 29-35.<br />
RELLINI U., 1923. La Grotta delle Felci a Capri, in Monumenti Antichi, Accademia dei Lincei, XXIX, 305-406.<br />
SANTAGATA C., 1999. La preistoria a Capri. Cronaca delle ricerche all&#8217;epoca di Ignazio Cerio. Edizioni La Conchiglia.</p>
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		<title>Ignazio Cerio</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 15:16:23 +0000</pubDate>
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Ignazio Cerio (1841-1921) è stato un influente, ma eccentrico medico e filosofo amatoriale. Per quanto non originario di Capri amò profondamente quest&#8217;isola tanto da risiedervi stabilmente fin dal 1868 e rimanervi fino alla sua morte. 
Oltre a svolgere la sua valente opera di medico si interessò alla preistoria dell’isola ed alle incomparabili bellezze naturalistiche che la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span></p>
<div id="attachment_2580" class="wp-caption alignleft" style="width: 223px"><a href="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2009/02/330.jpg" rel="lightbox[2577]"><img class="size-medium wp-image-2580" title="Ignazio Cerio (1841-1921)" src="http://www.mediasitalia.info/catalogomultimediale/wp-content/uploads/2009/02/330-213x300.jpg" alt="Ignazio Cerio (1841-1921)" width="213" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ignazio Cerio (1841-1921)</p></div>
<p>Ignazio Cerio (1841-1921) è stato un influente, ma eccentrico medico e filosofo amatoriale. Per quanto non originario di Capri amò profondamente quest&#8217;isola tanto da risiedervi stabilmente fin dal 1868 e rimanervi fino alla sua morte. </span></p>
<p><span>Oltre a svolgere la sua valente opera di medico si interessò alla preistoria dell’isola ed alle incomparabili bellezze naturalistiche che la terra ed il mare di Capri offrivano.</span></p>
<p><span>Per più di cinquant&#8217;anni collezionò conchiglie, fossili, rocce, piante ed animali di quest&#8217;isola. Riunì abbondante materiale naturalistico e antropologico di svariate parti del mondo, buona parte del quale raccolto durante lunghi viaggi in Europa, America settentrionale, Medio Oriente, Africa nord-orientale, o attraverso scambi con insigni studiosi dell&#8217;epoca. Non limitò la sua attività al semplice collezionismo, ma promosse studi naturalistici sull&#8217;isola. A questo riguardo si può affermare che non ci fu studioso di storia naturale sia italiano che straniero che, trovandosi in quel periodo in visita a Capri, non abbia goduto della sua ospitalità, dei suoi consigli o della sua dotta guida alle bellezze naturali dell&#8217;isola.</span></p>
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